FRANCESCA DI CESARE - (già Dirigente Ministero Beni Culturali, Direttrice della Biblioteca Casanatense di Roma) - Dall' introduzione al volume "L'altro Libro" - 1999 Roma

Umanista, scienziato, chirurgo, filosofo, artista...: come armonizzare tutti questi aspetti della sua personalità e della sua attività? Colpisce il fatto che Breccia non passa da un campo all'altro, non rinnega gli stadi precedenti. Si potrebbe dire, anzi, che non giustappone le varie esperienze ampliandole in orizzontale, ma che le approfondisce operandone una sintesi che va sempre oltre, verticalmente; come chi, spostando incessantemente in alto il proprio punto di vista, abbracci un territorio sempre più vasto di osservazione. Ma dire alto potrebbe riuscire fuorviante, perché potremmo esser tentati di pensare ad uno sguardo semplicemente dal di fuori; mentre è tipico di Breccia osservare contemporaneamente la realtà dal di dentro, a partire, cioè, da un punto interiore, posto al cuore di tutte le cose.
Egli potrebbe definirsi un esploratore del Mistero: di  quel Mistero - volutamente con la maiuscola - che è il momento centrale della persona, della storia, del cosmo.
... Come si legge nelle sue autoproposizioni critiche, Breccia considera l'insieme delle sue opere "un diario visuale di un'avventura dello spirito, inteso come autocoscienza globale, che si rivela nella ricerca del senso della propria esistenza, così come di quella del mondo". E proprio in virtù del suo linguaggio cifrato, che si propone come esteticamente godibile e intelligentemente significabile, egli manifesta quella dialettica, "quell'incessante dialogo, tutto interiore all'Io, fra il suo spirito trascendentale e la sua anima naturale": un dialogo che comunque resta aperto sullo spazio infinitamente pensabile dell'Oltre.
Approdando alla pittura, Breccia riassume e supera ogni sua precedente forma espressiva, svelando tutta l'eloquenza del Silenzio nel simbolo: unica via percorribile per significare adeguatamente le realtà trascendenti, che non potremmo certo cogliere integralmente se non nella loro alterità spazio-temporale, ma che possiamo pur sempre leggere per analogia, intravedendole, cioè - come nelle opere riprodotte in questo libro - nei frammenti di spazio e di tempo che sono una
conditio sine qua non della nostra eventuale relazione con l'Assoluto.
È tramite questo linguaggio rivelatore dell'Ineffabile che Breccia ci porta, con la nostra coscienza, nel punto sospeso tra immanenza e Oltre, fra passato e futuro: un punto da cui operare una sintesi del passato per radicarsi nell'esistente,
e da cui guardare al futuro per penetrarne responsabilmente le proposte cifrate; perché la loro coerente significabilità, tanto morale che estetica, offre un senso al presente e al passato, purché la persona dell'Io accetti di situarsi sulla coordinata verticale finito-infinito.
... Questa parabola dell'Io autocoscienziale che si fa spazio per consentire alla Sapienza dell'Oltre di incarnare, nel fluire del tempo, la dimensione del totalmente altro, è fondante - al di là della comune aspirazione a conoscere, credere, immaginare ed amare - per il riconoscimento  di ogni alterità: da quelle costitutive della persona stessa dell'uomo (spirito e materia, immaginazione creativa e razionalità, ecc.), a quelle che devono essere armonizzate nelle relazioni interpersonali e in ogni altro genere di relazioni fra la coscienza dell'Io e le cose del mondo.
È l'immaginazione creativa, infatti, quella che apre la strada alla ragione dell'Io, consentendole d'avverare queste profezie nelle circostanze e nei modi della storia. Ed è proprio la nostra capacita di restare in continuo equilibrio, riportandoci, giorno per giorno, al centro di quella  metaforica croce che è il modo stesso dell'universo, a dare un senso alla vita come mandato, o come testimonianza, o come responsabile impegno nella costruzione del nostro Io personale e del nostro mondo: quella che, in ultima analisi, siamo tutti concordi nel riconoscere come
civiltà.
... È un'offerta-messagggio, quella di Breccia, che propone alla vita dell'Io il senso di un'avventura esistenzial-metafisica, tanto personale che cosmica, che potrebbe riempire di significato il transeunte segmento, o frammento, o attimo, racchiusi in un Oltre infinito ed eterno.

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