SALVATORE ITALIA - (Direttore Generale Ministero per i Beni e le Attività Culturali) - Presentazione in catalogo della mostra "Anatomie della Coscienza - Agosto-Settembre 2000 - Orvieto

Quando si parla di un artista è inevitabile il riferimento ad una scuola, ad una tendenza, ad altri protagonisti dell'arte.
I1 caso di Pier Augusto Breccia è diverso e lo definirei proprio un "caso" per la sua originalità, per la personalità di questo artista, per la sua figura di uomo che unisce ad una vasta cultura il senso profondo di una spiritualità che è, poi, la connotazione forse più significativa delle sue opere.
Conosco Breccia da non molti anni ma ho avvertito già dai primi incontri la sensazione, nitida, di trovarmi di fronte ad un prestigioso "solista", un maestro unico, non comparabile con altri, dal talento tecnico indiscutibile, dotato di straordinaria capacità disegnativa, magnifico tessitore di eccezionali armonie spazio-temporali.
Ciò che colpisce in Breccia sono le ansie, i tormenti, il misticismo, la passione e le folgorazioni, tutti elementi sottesi e fusi nella loro complessità ma vivificati mirabilmente nelle immagini e nelle proiezioni spaziali dove la freddezza tecnica è solo apparente perchè il linguaggio - animato da simbolismi - è permeato di messaggi profondi promananti dall'"uomo" che vuole dominare il mondo nella consapevolezza di realizzare un disegno a lui superiore.
In questa mostra "Anatomie della Coscienza" Breccia tocca, a mio avviso, il momento più alto del suo percorso artistico ventennale, ma sono certo che saprà ancora spingersi oltre, dato che l'oggetto specifico dei suoi interessi sono l'anima e l'esistenza dell'essere e sappiamo che qui si travalica verso l'infinito.


MARCELLA COSSU -
(Direttrice dell'Archivio Storico della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma) - Dalla presentazione della mostra "Aut-Aut" presso il Palazzo dei Papi di Viterbo - 28 Novembre 1997


Pier Augusto Breccia vive la propria arte come una missione nei confronti degli altri, una missione da espletare al massimo delle forze e delle possibilità, senza concedersi un attimo di sosta, pensando, al contrario, che siamo qui sulla terra per un tempo limitato, e che nemmeno possiamo sapere quando ce ne dovremo andare. Di conseguenza, chi, come l'artista, ha la sicurezza di espletare una funzione di raccordo tra il mondo e Dio, è mosso dalla sua stessa coscienza ad operare incessantemente nella ricerca della verità e della conoscenza. Mi sembra che già i teorici del neoclassicismo e soprattutto i romantici considerassero l'arte quale principale strumento di elevazione per lo spirito umano. Romantico, senza dubbio, P.A. Breccia lo è di natura, e la cosa risulta estremamente evidente da tutto quello che dice e che fa. Quando parla della pittura - e della propria in particolare - si "illumina d'immenso"; ed è un amore totale, che non conosce riserve né ripensamenti, un dono di sé quotidianamente rinnovato, su di una metaforica croce, all'umanità. I suoi eroi senza volto piombano in picchiata su vertiginose prospettive architettoniche, avventandosi all'interno di ambigui labirinti ... vegliati da sentinelle-birillo, in un universo a metà tra micro e macro, tra finzione e realtà.
...Attenzione ad una lettura troppo facile di questa pittura che, come ha scritto lo stesso artista, non ha bisogno di essere "compresa", dal momento che essa stessa muove verso lo spettatore. Il mistero, unico elemento di raccordo tra l'individuo e l'"altro-da-sé", vi persiste radicato... nelle visioni spaziali di un Cosmo infinito, che solo alla lontana ci ricorda quello delle navette e degli shuttles. Nello spazio di Breccia, in più, si libra l'uomo, scavalcando d'un balzo l'incognita suprema, quella che per essere risolta, di solito ha bisogno della nostra scomparsa definitiva dalla terra.

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