LAURA GIGLIOTTI - (Critica d'arte de "Il Giornale")
- Da un articolo del 12-9-2002


.Scombinamento prospettico, armonia fra i contrasti, dialettica, paradosso, sono alcuni termini con cui l'artista ama definire la propria pittura che sottende sempre un discorso metafisico, un inconoscibile che ci sovrasta e a cui tendiamo. E' il posto della coscienza che non ha spazio o tempo reali. E qui interviene il «filosofo» Breccia che teorizza la sua pittura priva di volto come «coscienza che pensa».

GIANNI FRANCESCHETTI - (Critico d'arte per il giornale "Rinascita") - Articolo del 7-9-2002

La mente svaria su quelle figurazioni nitide e illusionistiche che precorrono le città dell'uomo mentre rincorre altre figurazioni affioranti dalle opere di Giotto, Michelangelo, Pietro da Cortona o Tiepolo che assiepano il ricordo e si raggrumano nel cuore.
La raffinata tecnica coloristica e quel segno di Augusto Breccia che non lascia scampo sono lontani eppur così immersi nelle suggestioni che ci ha trasmesso la grande pittura dei secoli passati. Nel periodo delle macchine e della tecnologia ogni sentimento pare doversi bandire, ma se si osservano attentamente queste tele ci si rende conto, con maraviglia, che un afflato di futuro e un pensiero di eternità fanno capolino dalle tele quasi a permeare e dare corpo al progetto del Creatore. L'arte sembra rinnovare il senso dell'ora, ma precorre la genesi di un avvenire che attinge l'eternità. Breccia rivive, ravvivandola, la forma classica del disegno e del colore con accenti dell'attuale mantenendone la nobiltà della composizione ma lasciando la tradizione per una innovazione che, pur non dimenticando le radici, sa alzarsi al rango di arte. Su quel segno, che sa diventare disegno sia in atto che in progetto, non si agglutina soltanto, ma anche, il sentimento in uno con l'evoluzione atomica.
La genialità applicata alla scienza, pur simbolo di progresso civile, si è fatta arte. Si nota come la potenza del Big Bang primordiale viene condivisa per dare forma ad un nuovo universo che pare scaturire da una favola.
Leonardo sezionò cadaveri, disegnò macchine volanti ma poi dipinse la Gioconda. Breccia ha aperto corpi, risanato apparati cardiovascolari, poi ha dipinto queste opere.
Ha scoperto che l'arte è sempre vitale tanto da sopravvivere all'uomo.
Ecco la spinta che gli ha fatto cambiare rotta. Una funzione che pare preordinata dalla natura stessa quando ha dotato il nostro artista del genio del segno e del gusto del colore. Si trattava soltanto di seguire il progetto e realizzarne i postulati. Breccia ha deciso di accogliere l'invito a dipingere quasi fosse una religione, non un feticcio abbagliante ed illusorio, ma assumere l'impegno di dipingere per nobilitare i suoi naturali doni vedendo nella pittura il nobile assunto che si realizzava come un'ombra del pennello del Creatore.
L'artista così si propone come psicologo, teologo, cooperatore nel programma della redenzione estetica e morale dell'uomo che si è arreso al contingente e rifiuta l'alto destino del quale è investito dimenticando che tale è il suo precipuo dovere verso l'umanità.
Breccia ha capito che bellezza, forma, correttezza del disegno, equilibrio armonico della composizione innalzano il pensiero, toccano il cuore e sublimano la mente anche di coloro il cui corpo ha subito gli insulti della miseria umana. Non ha più ritorto lo sguardo; ha proceduto con vigore, intelligenza, capacità e volontà di donare. Ha attinto la soglia di quel misticismo che solo un alto concetto della propria esistenza  può effondere. Dal suo microcosmo derivò un macrocosmo del quale la  sua pittura è l'ambasciatore più confacente.
Toccò il surreale, evocò il metafisico, si costruì un mondo a dismisura usando prospettive architettoniche che possono accogliere l'uomo e le sue ansie in realtà fantastiche, immergendolo in politezze che innalzano l'anima. L'estetica si tinge di sentimento, la linea entra in simbiosi col colore dando vita ad un universo che sedimenta aspirazioni e suggestioni per decantarne la parte migliore.
Potrebbe sembrare di entrare in una leggenda se una forza potente non ci afferrasse per i piedi e non ci riconducesse ad un equilibrio tra realtà e fantasia che sono la base dell'arte.
E Breccia si è immerso in quella malìa che avvince gli spiriti eletti e fa dell'uomo-artista un ambasciatore designato della nuova umanità.

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