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ENNIO INNOCENTI - (Filosofo, Teologo, Giornalista) - Dal libro "La Gnosi dei Perfetti nell'opera pittorica di Pier Augusto Breccia" - Roma, 2002

Partendo dall'analisi delle opere di Breccia si capisce subito ch'egli è liberissimo dai canoni accademici tradizionali della pittura.
Liberissimo sulla scelta degli "oggetti mentali" da "usare" nella composizione da lui creata e che suggerisce all'osservatore un possibile significato della scelta complessa operata.
Liberissimo nello stabilire convenzioni congrue del suo linguaggio (forme e colori) e nell'adoperare i più vari punti di vista spaziali all'interno d'una stessa composizione fenomenica (senza dire che lo spazio di Breccia è spesso puramente mentale, arbitrario e tuttavia sempre riconducibile ad un senso).
Ma, ecco, nell'esprimere questa sua libertà e nell'invitare l'osservatore ad interpretarla, Breccia non fa riferimento ad un proprio gesto insensato ma ad un "senso dell'esistere" che dall'opera incontra l'intelligenza dell'osservatore, in quanto costui non è estraneo a "quel" senso: i visitatori delle sue mostre ne sono interessatissimi.
I1 punto di incontro fra lui e il fruitore del quadro non è la somiglianza materiale del fenomeno pittorico con il supposto referente materiale e neppure la logicità "scientifica" della composizione. Né i suoi quadri né i singoli elementi delle sue composizioni sostituiscono illusoriamente la realtà: la realtà cui egli rimanda è spirituale, è di tipo metafisico, ma non deducibile da un'ontologia prefabbricata, puramente razionale; è piuttosto una luce che si sprigiona nell'osservatore che incontra i rapporti paradossali proposti dall'artista senza compiacimenti formali.
Per questa via socratica egli fa ritrovare luci obliate o banalizzate o induce a una nuova loro valutazione; se gli si chiedesse l'origine radicale di quelle luci (di quei significati esistenziali), egli - riteniamo - risponderebbe: è l'uno che si dà (di cui egli - libero da ogni narcisismo - è araldo, pago di darsi).
La sua estetica è un'ascetica, forse è perfino una mistica; o anche è un gioco fanciullesco e - al contempo - un apostolato, un ...paradosso che può intendere solo chi, come Breccia o Socrate, ha il demone: chiamatelo, se volete, Spirito Santo. È comunque qualcosa che non si riduce alla "cultura". Gnosi sì, dunque, ma quella dei perfetti.

CLOTILDE PATERNOSTRO - Dall'articolo "Pier Augusto Breccia e la pittura come viaggio oltre la materia" - "L'Osservatore Romano" - 13-9-2002


Estetica e filosofia, questi i due tracciati dell'arte di Pier Augusto Breccia che al Complesso del Vittoriano (sino al 29 settembre 2002) presenta numerosissime tele del suo unico tema: l'uomo e la sua essenza, la trascendenza dell'individuo, la sua storia e possibilità innata di andar oltre il sensibile per un traguardo eccelso.
Nato a Trento ma attivo in America e in Italia, Breccia ha a suo simbolo quel fondamentale passaggio che fa dell'uomo una creatura assoluta nel relativo del mondo. Tutto è una metafora in questo pittore dai grandi pannelli, tutto una allegoria con il preciso termine, in forte evidenza, della ascesa.
La figura umana segue sempre l'impasse delle traiettorie infinite, ostacoli ed eventi nella moltitudine di case, città, paesi, riflesso di paesaggi dell'anima.
Tutto è un perseguire, un andar oltre perché è «l'altro» il vero termine, il vero spazio intangibile e inconoscibile. Uno spazio infinito a cui l'uomo può giungere se animato da fede e superiore intelligenza.
Nessun ostacolo è vero intralcio, nessun handicap è vera occlusione; il superiore richiamo è l'intima forza, l'innegabile, l'inobliabile. E il posto dell'utopia è il
luogo, e questo sorvolare dell'individuo nei cieli tersi è l'unico e autentico cammino dell'uomo che s'indirizza alla meta senza incertezze.
Sono della vita le incertezze, non dell'«altro» spazio dove ineluttabilmente l'uomo è chiamato. Uomini o angeli, lo spazio ha un unico sembiante, un unico fine.
Una metafisica coinvolgente, questa di Breccia, che attrae lo spettatore verso questo suo intimo monologo elaborato nelle infinite forme che la fantasia consente.
Il baratro e l'abisso, la superiore tensione, la caduta frenata e resa inutile. Lo spirito dell'uomo "vola" nella traiettoria senza limite; e superiore valenza è la meta di questo pittorico «trattato». Non ha sconfitte l'uomo pur nella possibile caduta; lo spirito trascende lo spazio terreno.
Fantasia, allegoria, parafrasi... termini umani che la pittura vitalizza e innerva di spirito.

È un viaggio, questo, «oltre» la materia, quel traguardo sapiente a cui l'uomo tende per un perenne percorso nell'inconoscibile che sempre lo attrae e che tutto sottende.

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